Giorno della memoria 2021: una testimonianza

In occasione del Giorno della memoria 2021 proponiamo una riflessione di Eridano Bazzarelli, deportato nel campo di Mauthausen, tratta dal sito dell’ANED – associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti.

Eridano Bazzarelli, prima studente e poi docente di lingua e letteratura russa all’Università degli Studi di Milano, propone un contributo dal titolo Mauthausen: rapporti tra italiani e stranieri.
Abbiamo scelto questa testimonianza, scritta a distanza di molto tempo dagli avvenimenti (1999), perché offre un punto di vista molto personale.
Racconta con lucidità il rapporto tra i prigionieri di diverse nazionalità e il ruolo che nell’esperienza dell’autore ha avuto la conoscenza, seppur stentata, di una lingua straniera (in questo caso il russo). Lingua che sarebbe poi diventata parte fondamentale della sua vita, anche lavorativa.
Di particolare significato i seguenti passaggi:

Non so bene quante fossero le nazionalità, forse più di venti […]
E le persone, i compagni di mala sorte, erano di diversa estrazione sociale, di diversa cultura: andavano dall’artista, dal medico, dal professore, all’operaio, al manovale, allo studente. C’erano il contadino polacco, il sarto ebreo di Varsavia o di altra città polacca, l’intellettuale ateniese, il pastore mongolo buriato. E gli “schemi culturali” di ciascuno di noi erano, per forza di cose, diversi.
[…]
La comune realtà della sofferenza, l’esperienza del male (proprio e altrui) in forma così diretta, avevano, se così posso dire, smussato le differenze, Per questo nei campi, nonostante tutto, nonostante l’orrore, nonostante le percosse e le umiliazioni di ogni genere, nonostante la presenza costante e ben visibile della morte, nonostante la fame e la degradazione, si era formata una vera e propria comunità, della quale non ci rendevamo conto, ma che esisteva, e che forse può ancora oggi (parlo dei superstiti e di questi come “testimoni”) costituire una specie di nucleo, di un “essere insieme” tra Europei (anche Extraeuropei, visto che fra di noi c’erano anche dei non europei). Una specie di “Europa unita”: unita nel dolore, unita nei convincimenti: in primo luogo in una grande speranza, in una speranza di libertà e di giustizia. Forse unita anche in un confuso sentimento di reciproca amicizia.

L’intera testimonianza è disponibile a questa pagina: http://www.deportati.it/lager/mauthausen/bazzarelli/

Photo by Alex Wigan on Unsplash

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