La storia moderna tra ricerca, comunicazione e divulgazione

Il 12 e il 13 dicembre a Milano presso la Sala Napoleonica di Palazzo Greppi (via S. Antonio 10) la SISEM e il Dipartimento di Scienze della Storia promuovono un interessante seminario:La storia moderna tra ricerca, divulgazione e comunicazione.

Il seminario propone una riflessione sul ruolo della storia, ed in particolare della storia moderna, quale strumento per la formazione civile nel tempo presente. Il colloquio intende mettere a confronto più punti di vista rispetto a questione che si presentano complesse e per molti versi urgenti.
Nella prima sessione viene prospettato il punto di vista degli storici dell’età moderna: saranno discussi gli itinerari e le modalità di ricerca in rapporto alle più ampie opzioni culturali e politiche, nonché le difficoltà e le potenzialità del “mestiere” di storico in relazione ad una fruizione più estesa e generalizzata degli esiti di ricerca della ricerca storica.
Nella seconda sessione sarà messo a fuoco il punto di vista di coloro che operano nel campo dell’editoria. L’obiettivo è quello di individuare le convergenze e le divergenze tra linguaggio e generi, necessariamente eterogenei, e un pubblico di lettori che esprime domande che non sempre trovano risposte del tutto soddisfacenti da parte della comunità scientifica.

Molti e illustri i relatori presenti. Qui, trovate il programma.
Da più parti si sente l’esigenza di una riflessione e di una “riscoperta” della storia moderna. Nel numero speciale che Il Sole 24 ore del 30 novembre 2008 ha dedicato ai 25 anni del suo inserto domenicale, Massimo Firpo denuncia la sempre più cresente marginalità dello studio della storia moderna proprio nel momento in cui “i grandi processi di trasformazione in corso esigerebbero una vigorosa coscienza dell’identità culturale dell’Europa”.
Lo studioso punta il dito contro le riforme “che si sono abbattute su Scuola e Università che hanno relegato ai margini la Storia moderna per privilegiare la contemporaneità […] e lo scandaloso uso politico che sotto la maschera dei cosiddetti revisionismi sta devastando lo stesso statuto scientifico della ricerca storica, ridotta ad una sorta di arsenale misitficatorio della polemica politica e deprivata del suo ruolo di strumento indispensabile per comprendere il presente”.

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