Il fumetto di propaganda in Italia dalle origini al 1945


Siete in vacanza sulla riviera romagnola e siete interessati al tema della propaganda politica e ai suoi strumenti? Date un’occhiata a Predappio nella casa natale di Mussolini alla mostra “IL FUMETTO DI PROPAGANDA IN ITALIA dalle origini al 1945” fino al 28 ottobre.

L’importanza data al fumetto dal regime fascista si dimostra appieno già nel febbraio 1923, a poche settimane dalla marcia su Roma, quando nelle edicole di tutta Italia fa la sua comparsa “Il Balilla”. I ragazzi italiani si ritrovarono allora tra le mani un nuovo albo illustrato, volutamente propagandistico, in diretta concorrenza con il “Corriere dei Piccoli” al quale si ispirava anche nella impostazione e nella grafica. Lo scopo dichiarato era quello di far nascere nuovi eroi italiani contrapposti a quelli d’importazione, nuovi modelli di italianità da imitare.
Il prolificare dell’editoria per ragazzi, incentivato in quegli anni dalla fiorente attività di editori come Nerbini e Mondadori, su tutti, favorì il diffondersi di pubblicazioni di vario genere, che ammiccavano ai contenuti indicati dal regime.
L’autarchia e la successiva entrata in guerra dell’Italia provocarono poi un ulteriore cambiamento, tutti i fumetti d’importazione scomparvero: a sopravvivere in un primo momento fu solo Topolino (pare fosse particolarmente gradito al Duce e ai suoi figli), e l’ostracismo verso tutto ciò che poteva dirsi straniero coinvolse anche gli eroi di carta. A sostituire fumetti del calibro di Flash Gordon, Mandrake e Phantom furono allora tavole dal sapore propagandistico apparse sulla stampa periodica per ragazzi. Tra le più celebri quelle di Dick Fulmine, disegnato con i tratti di Primo Carnera, immagine d’eroe italico sfruttata anche durante la guerra, quando gli vennero fatti indossare i panni del soldato invincibile. L’esaltazione dell’italianità passata anche attraverso le storie di Lucio l’Avan­guardista, nato dalla curiosa fantasia di redattori nostrani che, manipolando una striscia anglosassone, ritoccarono le tavole originali mettendo camicie nere posticce ai personaggi, cercando anche di “romanizzare” le strade di Londra.
A partire dagli anni ’40, a fianco di giovani balilla ed eroi della guerra abissina, nacquero anche strisce che ritraevano grottesche controfigure a fumetti dei nemici in guerra: da Trottapiano Rusveltaccio, presidente americano, a Stalino, sanguinario capo sovietico.

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