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Mostra sulle Esposizioni universali: Expo x Expos. Comunicare la modernità

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Dal 5 febbraio al 30 marzo 2008 la Triennale di Milano ospita la prima edizione della mostra itinerante Expo x Expos, destinata a circolare successivamente in molte città del mondo e promossa dal B.I.E (Bureau International des Expositions).

La mostra Expo x Expos consente di conoscere l’avventura mondiale delle Esposizioni Universali, l’entusiasmo coltivato per più di un secolo e mezzo nel mondo per gli sviluppi della tecnologia, il progresso delle scienze, la trasformazione dell’abitare e la crescita delle città.
La mostra italiana presenta anche una sezione, curata da Maria Antonietta Crippa con Ferdinando Zanzottera, dedicata all’Esposizione Universale di Milano del 1906 e una breve presentazione delle Esposizioni Internazionali della Triennale di Milano, unica istituzione internazionale riconosciuta dal B.I.E.

Di seguito, puoi trovare un’introduzione storica alle Esposizioni universali di Vicente González Loscertales, Segretario generale del Bureau International des Expositions

Sebbene è l’Inghilterra ad ospitare il primo di questi grandi eventi nel 1851, alla Francia va il credito della concezione delle prime esposizioni. Già nel 1798, Parigi organizza l’Exposition publique des produits de l’industrie Française, con la quale lo Stato francese si dota di un nuovo strumento per promuovere l’identità nazionale, per iniettare nella società e nell’economia nuove idee e nuovi valori di progresso e per creare consenso coinvolgendo il pubblico in grandi eventi e cerimonie.
Da allora, si susseguono numerose esposizioni, fra cui quelle “Napoleoniche” del 1801, 1802 e 1806 che affiancano criteri di concorrenza a obiettivi didattici: da un lato si paragonano le numerose invenzioni industriali nazionali, dall’altro si presentano, in modo enciclopedico, i nuovi luoghi e settori dell’industria e dell’economia.
Nel 1851, l’esposizione di Londra – the Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations – conferisce al concetto francese di esposizione una portata mondiale: vi partecipano 25 paesi partecipano e, fra aprile e ottobre 1851, più di 6 milioni di persone vivono la scoperta di nuovi oggetti e di nuove architetture.
Sull’onda del successo dell’esposizione inglese si continuano a sviluppare e a inventare nuove formule per questi grandi eventi. Con Parigi 1867, il concetto di universalità si lega indissolubilmente alle esposizioni, quando da fiere industriali e commerciali si trasformano in panoramica sulle culture e le società mondiali che entrano in contatto attraverso gli scambi economici e le conquiste coloniali.
Il 1928 segna un tornante nel mondo delle esposizioni. Dal 1851, in Europa e negli Stati Uniti si susseguono a ritmo quasi frenetico una ventina di esposizioni. Alcuni paesi sentono la necessità di darvi una cadenza, una missione condivisa, un quadro di azione regolamentata. Intorno a questi obiettivi viene redatta la Convenzione di Parigi, che stabilisce il Bureau International des Expositions. Con la ratifica della Convenzione nel 1928, 31 paesi conferiscono a questa nuova organizzazione internazionale il mandato di regolamentare questi grandi eventi e di vegliare alla loro missione di promozione dell’educazione del pubblico, di protezione dei valori di progresso e di apertura all’intera comunità internazionale.
Il ventesimo secolo vede dunque un inquadramento delle esposizioni che diventano un vero e proprio ponte fra politica, economia e cultura. L’esposizione del 1939 di New York inaugura questa nuova era.
Dopo la lunga parentesi di una guerra che lascia ferite profonde, Bruxelles 1958 inaugura la ricostruzione nell’era dell’atomo. Una città artificiale di 200 ettari mette in risalto un nuovo umanismo guidato dalla scienza. L’era atomica mette la scienza al centro dei dibattiti culturali e morali e Bruxelles 1958 li vuole delucidare attraverso il messaggio del suo tema “Bilancio di un mondo, per un mondo più umano.”. Una tematica ripresa dall’esposizione di Montreal del 1967 con il suo ottimistico e romantico tema “Man and his Land” che fa riferimento all’opera di Antoine de Saint Exupéry.
La prima esposizione giapponese di Osaka 1970 inaugura l’apertura dell’Oriente all’Occidente e introduce in Asia un fenomeno prolifico. Le esposizioni costituiscono si dimostrano veri motori per emergere sulla scena internazionale e trasformare la società: Taejon 1993 in Corea, Aichi 2005 in Giappone e le future esposizioni di Shanghai 2010, Cina e Yeosu 2012, Corea.
Con l’era asiatica il modo di concepire ed organizzare le esposizioni cambia: la strutturazione, le categorie e i metodi organizzativi occidentali non sono conosciuti. In questo modo, Osaka 1970 anticipa e riflette il ruolo “omogeneizzante” delle nuove tecnologie della comunicazione: la mediatizzazione, i computer e i robot sostituiscono l’industria e la scienza pura.
Dopo l’Expo di Siviglia 1992 le esposizioni attraversano una fase di transizione. Il progresso e l’innovazione avanzano a ritmi molto più rapidi delle esposizioni. Nel 2000 Hannover presenterà nuovi oggetti e materiali che anticipano l’era dello sviluppo sostenibile.
Dal 1992 gli stati membri del BIE sono praticamente raddoppiati, passando da circa 80 a 140.
Le esposizioni che si preparano riflettono una convergenza semplice: la visione storica e tradizionale della Convenzione del BIE del 1928, con le priorità dettate dalla natura e dallo stato del mondo attuale. Ma il risultato non è affatto semplice, perché oggi le esposizioni devono poter anticipare il dopo-globalizzazione; e infatti lo stanno facendo.

Per documentarti sulle Esposizioni universali:

puoi guardare:

in biblioteca, trovi:

Le esposizioni universali : 1851-1900 : il progresso in scena / Linda Aimone, Carlo Olmo. – Torino : Allemandi & c., 1990! – 232 p. : ill. ; 31 cm
Collocazione: 10L. 03.EA. 0252

Les fastes du progrès : le guide des Expositions universelles, 1851-1992 / Brigitte Schroeder-Gudehus et Anne Rasmussen. – Paris : Flammarion, [1992]. – 253 p. ; 25 cm.
Collocazione: 10L. 03.BA. 0131

Qui trovi materiale sull’Esposizione universale milanese del 1906, che venne realizzata anche per celebrare il traforo ferroviario del Sempione:

Autore: Bibliostoria

Biblioteca di scienze della storia e della documentazione storica Università degli Studi di Milano, Via Festa del Perdono, 7

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