I Mashup nelle biblioteche

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Non potevamo segnalare la relazione tenuta da Bonaria Biancu al Seminario AIDA (Edizione italiana dell’International Italian Forum, London – Online Information Meeting 2006): Da XML all’elaborazione di conoscenza: approcci professionali e uso sociale della rete .
La Biancu con la solita competenza, ha fatto una panoramica sui mashup e sulle loro possibilità di impiego in biblioteca: Sticking between: mashup in libraries.

MASHUP
Letteralmente: Poltiglia
Un mashup è un’applicazione che usa contenuto da più sorgenti per creare un servizio completamente nuovo. Il contenuto dei mashup è normalmente preso da terzi via API, tramite feed (eg. RSS e Atom) o Javascript. Come i blog hanno rivoluzionato l’editoria online, i mashup stanno rivoluzionando lo sviluppo del web permettendo a chiunque di combinare dati da siti come Amazon, eBay, Google, Windows Live e Yahoo! in modi innovativi. L’abbondanza di semplici e leggere API hanno reso i mashup dei servizi relativamente semplici da progettare: richiedono minime conoscenze tecniche e quindi sono solitamente creati da innovatori inusuali.

API
Letteralmente: Application Programming Interface
Funzioni software ad alto livello (di solito di pochissime istruzioni) che attivano a loro volta software di basso livello il quale gestisce l’hardware di un computer. Attraverso le API si ottiene ad esempio l’apertura di un file. Tipi di API sono anche ad esempio le TAPI (Telephone API) che gestiscono le connessioni via modem, le MAPI (Mail/Messaging API) che gestiscono la messaggistica.

http://www.pc-facile.com/glossario/mashup/
http://www.pc-facile.com/glossario/api/

Esplicative delle potenzialità dei mashup sono le iniziative citate dalla Biancu: Umlaut e LibX.
Entrambi gli strumenti sono rappresentativi di quel trend che vede l’openurl come un trigger per generare link intelligenti (leggi: semantici) tra l’informazione da cui partiamo (potrebbe essere un ISBN riportato in una pagina di Wikipedia oppure il record di un OPAC o ancora la citazione all’interno di una banca dati etc.) e le altre fonti di informazione sottoscritte dall’istituzione cui apparteniamo ma anche free, liberamente disponibili online.Questo per certi versi ha anche a che vedere con i microformati, grazie ai quali le applicazioni che interrogano una pagina HTML in cui sono embedded alcune informazioni supplementari intorno ad un certo oggetto, sono poi in grado di interpretare la pagina in maniera intelligente (semantica). Perciò se per esempio parto da un ISBN, il client con il quale accedo all’informazione (potrebbe essere il mio browser + un’estensione in javascript o uno script Greasmonkey, ma non solo) riconosce l’identificativo ISBN e mi propone un menu conseguente (cerca l’ISBN nell’OPAC della mia istituzione o in altri cataloghi oppure su negozi online, motori di ricerca, Wikipedia, database dedicati etc.).

E se anche non parto da una URI ma da un semplice testo come una parola all’interno di un sito web, il browser, grazie alle informazioni che (in una maniera a me trasparente) formano il context-object di quella parola, può attribuire ad essa un significato (i.e. capire che si tratta, poniamo, del nome di un cantante) e propormi azioni e informazioni relative (i.e. interrogare un database dedicato alla musica, cercare mp3 del cantante in ITunes, prenotare il biglietto per un concerto etc.).

Tutto questo è web semantico, ma realizzato senza compiere particolari rivoluzioni nei siti o nelle applicazioni web già esistenti. Le biblioteche, che si pongono esattamente in mezzo tra i fornitori di informazione e i consumatori di informazione, e che hanno un livello di informatizzazione a automazione molto elevato, possono avere una certa voce in capitolo nel trovare soluzioni intellegenti e plurali ai bisogni degli utenti…

http://bonariabiancu.wordpress.com/2007/03/31/mashup-openurl-e-microformati/#comments

Scarica la relazione di Bonaria Biancu:
http://www.aidaweb.it/2007/Biancu.pdf

Umlaut
: http://umlaut.library.gatech.edu/umlaut

Libx: http://www.libx.org/

Se vuoi provare a “costruirti” un mashup con Yahoo Pipes, segui queste indicazioni:

http://www.ipbz-corsi.it/scuola3d/documenti/1/3845_app_pipes_02.pdf

Fare mashup vuol dire anche creare un motore di ricerca sociale, che esplora strade diverse e personalizzate che restituiscono una rete non gerarchica ma culturalmente interconnessa

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