Open Archives

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Gli Open Archives, ossia gli “Archivi aperti”, sono dei server-contenitori organizzati, dove è possibile depositare liberamente i propri lavori scientifici. Sono tutti concepiti in interoperabilità gli uni con gli altri e funzionanti con software libero. Oggi, gli Open Archive possono considerarsi un’alternativa importante all’editoria elettronica commerciale.
Gli Open Archives sono il frutto dell’elaborazione del movimento dell’Open Archive Initiative (OAI) che “fonda le sue radici nello sforzo continuo per il miglioramento dell’accesso ai documenti negli archivi e-print, attraverso la messa a disposizione di strumenti, software e documentazione (protocolli, standard…) e la promozione di metadati standard”.
“Gli archivi di eprint, ossia le copie digitali degli articoli prodotti dai ricercatori per la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche, erano presenti in rete dai primi anni Novanta. Tali archivi prevedono il deposito direttamente da parte dell’autore dell’eprint, accompagnato da una breve descrizione dei metadati essenziali per l’identificazione, quali autore e titolo.
Contrariamente a quanto poteva essere previsto intorno alla metà degli anni Novanta, quando il World-Wide Web ha iniziato la sua espansione nel mondo al di fuori dell’ambiente della ricerca, il fenomeno della distribuzione parallela di eprint negli archivi e articoli corrispondenti nelle riviste referate non ha avuto la diffusione che il potenziale legato alle nuove tecnologie lasciava sperare. Cosa mancava agli archivi di eprint per catalizzare l’attenzione dei ricercatori?
Nel 1999 nasce a Santa Fe l’Open Archives Initiative, con l’intento di:
1) sviluppare software open source per l’implementazione semplice e a basso costo di archivi di eprint, o repository (denominati “data provider”)
2) definire un protocollo di comunicazione fra gli archivi che li rendesse interoperabili, dunque “aperti” alla raccolta
3) incoraggiare la creazione di servizi centralizzati (denominati “service provider”) per la raccolta (harvesting), l’indicizzazione e il recupero dei metadati associati ai documenti, nonché il link per l’accesso al full-text.
Gli sviluppi del movimento portano alla creazione dell’infrastruttura tecnologica basata sul protocollo OAI-PMH13, che rende interoperabili gli archivi aperti.”(Susanna Mornati, Istanze “open” nella comunicazione scientifica: open archives. In Proceedings Contenuti Open Source : nuove metodologie per la produzione in Internet di materiale accademico e per l’uso didattico, Milano, Università degli Studi, 2003)
“Gli «open archives» possono essere distinti in «istituzionali» e «disciplinari ». I primi sono rivolti essenzialmente, sia per l’arricchimento dei depositi che per la loro fruizione, ai dipendenti di un ente o comunque a tutte le persone ad esso collegate (come per esempio gli studenti di una università) e talvolta vengono utilizzati anche per raccogliere e distribuire materiali non strettamente legati alla ricerca ma a carattere didattico o amministrativo. Gli altri sono dedicati a una sola disciplina o argomento e di solito si concentrano sui veri e propri materiali di ricerca, che vengono depositati da studiosi del settore appartenenti a qualsiasi ente, spesso su base internazionale. Tali archivi disciplinari possono seguire un modello centralizzato, con un unico server, o uno distribuito, collegando fra loro più server gestiti da diverse istituzioni. Per reperire i primi basta navigare sui siti delle varie università ed enti di ricerca, mentre i secondi sono spesso rintracciabili attraverso directories e altri repertori di risorse informative dedicati alle varie discipline.” (Fabio Metitieri, Riccardo Ridi, Banche dati: archivi e host computer in Internet in Biblioteche in rete. Istruzioni per l’uso, Roma-Bari, 2005 )

Leggi sull’argomento:

Mornati, Susanna (2003) Istanze “open” nella comunicazione scientifica: open archives. In Proceedings Contenuti Open Source : nuove metodologie per la produzione in Internet di materiale accademico e per l’uso didattico, Milano, Università degli Studi.
http://eprints.rclis.org/archive/00000775/
Alosi, Benedetta (2005) Dalla crisi della comunicazione scientifica alle strategie Open Access: nuovi modelli di circolazione del sapere
http://eprints.rclis.org/archive/00004730/

Alosi, Benedetta (2005) L’Open Access nella letteratura scientifica e le sue strategie
http://eprints.rclis.org/archive/00003888/

Spinazzè, Linda (2005) La comunicazione scientifica accademica italiana nel mondo digitale: siti internet, biblioteche digitali, archivi aperti, case editrici universitarie digitali
http://eprints.rclis.org/archive/00004736/

Marchitelli, Andrea (2006) Open access per la ricerca e il suo pubblico
http://eprints.rclis.org/archive/00007312/
Sito dell’Open Archive Initiative. Informazioni, risorse, programmi, protocolli, standard e tool per gli open archive http://www.openarchives.org/

INDIRIZZI WEB di OPEN ARCHIVES

OAISTER
È la realizzazione di un progetto del “Digital Library Production Service” dell’University of Michigan che ha la finalità di rendere accessibili risorse accademiche “open-acess” (periodici, audio- file, immagini, filmati, dizionari, directory). E’ un harvester che cerca di coprire l’intera rete mondiale degli Open Archives.
http://oaister.umdl.umich.edu/o/oaister/

OpenDOAR
E’ una directory di open archive. E’ possibile la ricerca per nome dell’istituzione che ospita l’archivio o in base al contenuto dei depositi stessi.
http://www.opendoar.org/

LIST OF INSTITUTIONAL REPOSITORIES
http://www.arl.org/sparc/repos/ir.html

ROAR (Registry of Open Access Repositories)
E’ il repertorio di Open Archives mantenuto dall’Università di Southampton. E’ possibile scorrere le liste in base alla nazione di appartenenza, al software impiegato o al tipo di risorsa presente negli archivi.
http://roar.eprints.org/

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